Cosè loratorio perché
te ne curi?
(a cura di Gian Franco Casati e Maria
Pia Re Dionigi)
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Loratorio,
parlarne ne gioisco come le anatre in un laghetto
Esordiva
così Costantino quando lo provocammo con lintenzione
di tentare di ricostruire al meglio una necessariamente breve storia
delloratorio in occasione del 50° anniversario. E quando
uno, over 70, ti dice così, non può che
metterti a tuo agio e disporti allascolto. Seduto al tavolo
in cucina, sembrava proiettare con gli occhi diapositive sul muro
bianco di fronte. Scorrere immagini di persone, luoghi, situazioni
che sono state la sua vita di oratoriano. I suoi amici dellepoca:
Ettore, Paolo, Renzo Giuseppe, Giovanni, Carluccio, Walter, e quanti
altri
? Le diapositive si susseguono e i pensieri di Costantino
si confondono con i miei che, da bambino, ho conosciuto (con le
dovute distanze), tanti dei suoi amici: Quel
lì chi lè? Ah, cun chela piaza lì al
peu ves dumà ul Paulin, quel chal giustava sempar
i tendi dul campegiu
e quel ol?
Oh madona, ul Renzo,
in di prucesiun al miteva sempar in riga tüc
Oh, tè,
va la facia dul Zizu (Luigi), lè propri lü,
addetto alla cucina. Zizu, sa ghe da mangiaa?: Pasta
sücia e salamin
Oh bela, che nuvità
!
E la pre-istoria? Sì,
lo è
e mi piace!
Il nostro oratorio (S. Magno) è
concepito negli anni 40. Nella prima metà,
quindi, del secolo scorso. Incredibile affermazione:
tu,
che sei nato prima del 1950 e, dunque, sei ancora giovane (ehm!),
prova a pensarci:
nella prima metà del secolo
scorso
Bé
forse è meglio che non
ci pensi!
Ma mi raccomando: vai avanti a leggere!
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Coadiutore
dei ragazzi di cui sopra è Don Carlo Bianchi
(recentemente scomparso) e loratorio si chiama ancora S. Ambrogio
e si trovava proprio dietro la chiesa omonima. Un cortile sterrato
confinante con la Manifattura di Legnano, alberi da una parte e
dallaltra una costruzione contenente la sala cinematografica.
Sui lati minori del rettangolo, di fronte, un grande schermo per
le proiezioni allaperto e, di spalle una tettoia per ricoverare
i bigliardini. Dietro ancora, a ridosso della Chiesa,
una costruzione che sarà poi adibita a biblioteca parrocchiale
e, successivamente a sede delle ACLI. Prevosto Parroco di S. Magno
è Mons. Virgilio Cappelletti.
Ma dicevamo del concepimento
del nuovo oratorio. Leggiamo allora cosa scriveva Mons. Cappelletti
su un giornale locale agli inizi degli anni 50:
Lidea era nata,
confusa ma reale, fin dallormai Natale del 1940 quando il
Comm. Brusadelli a nome del Cotonificio Fratelli DellAcqua,
mi comunicava la donazione del terreno
un vasto terreno per
i giovani delloratorio
Quella data segnò per
i miei giovani linizio di speranze e di previsioni, di calcoli
e programmi vasti ed entusiasti
Vi era il terreno, vi era
quindi la possibilità di realizzare lidea del nuovo
oratorio
Ogni tanto gli anziani e il sottoscritto si portavano
sul posto, contemplavano il vasto campo, ancora prato confuso
con gli altri prati, ma che nella nostra fantasia già prendeva
una forma precisa e confini ben definiti e concretezza di costruzione
Intanto
gli anni passavano e le vicende storiche del nostro paese si susseguivano
con alterni timori e speranze
Cessò la guerra (1945,
n.d.r.) che tutto aveva paralizzato, venne la pace e allora si
potè pensare veramente a incominciare
E, in effetti, si incominciò.
Ricerche e testimonianze storiche raccontano come, per la verità,
il terreno donato non fosse quello su cui sorge attualmente il
Centro Giovanile bensì quello dove, adesso, cè
il campo di calcio Pino Cozzi, ancora più grande!
Ma qui ci complicheremmo la vita.
Meglio dunque passare ancora alla
stampa locale che nel 1952 si esprime così: |
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Fervono
i preparativi per linaugurazione del Centro Giovanile S. Magno
Il
lavoro in questi ultimi tempi si è fatto febbrile. Tutto
deve essere pronto per il 24 Maggio (1952 n.d.r.) data storica e,
per Legnano, vigilia della Sagra del Carroccio. Ogni ritardo è
inammissibile. Per questo Mons. Prevosto da tempo, ma specie in
questi ultimi tempi, è sui lavori a controllare, suggerire,
modificare tutto ciò che si fa nel grande fabbricato che
è destinato a sviluppi ulteriori
a seconda dei tempi
che verranno
E
ancora:
La cooperazione dei parrocchiani
.Non
vi saprei dire con esattezza quanto materiale si è usato
per costruire il Centro Giovanile; quanti quintali di cemento
e ferro per il cemento armato; quanti sacchi di calce e metri
cubi di sabbia; quante tegole per il tetto e quante decine di
migliaia di mattoni per tutto il fabbricato
Quante iniziative
sorsero durante questi anni a favore del Centro Giovanile! E mai
nessuna è fallita, perché tutti i parrocchiani hanno
sentito la bellezza di cooperare ad uopera tanto necessaria
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| Nel
frattempo Don Carlo Bianchi ha lasciato la parrocchia
di S. Magno per andare a Cantalupo ed è stato sostituito
da Don Carlo Prada. E lui, come assistente che traghetta
loratorio da S. Ambrogio alla nuova costruzione
di Via Montenevoso.
Già,
don Carlo Prada, tonaca nera rigorosamente lunga che non
gli impedisce tuttavia di cimentarsi al pallone in qualche
dribbling con i suoi ragazzi nel nuovo campo
del Centro Giovanile. Con la sorella Irma è anche
impegnato nella diffusione della cosiddetta buona
stampa (allepoca il giornale Avvenire
di oggi si chiamava LItalia). E
anche lepoca in cui, in piazza Magno ci sono ancora
le case basse dei preti a fianco della Chiesa
al posto dellattuale Centro Parrocchiale e un cancellone
enorme in ferro impedisce lingresso a chiunque al
cortiletto sotto il campanile. Il Centro Giovanile è
circondato da prati con eccezione delle pre-esistenti
villette del Brusadelli. Il campo di calcio
delloratorio è più piccolo e, in fondo,
la cinta del Viale Gorizia è preceduta per tutta
la sua lunghezza da una serie di montagnette di terra
di fonderia riportata e qualcuno si divertiva a scavare
per recuperare bossoli di pallottole (residuato della
guerra). Prima ancora di questa serie di montagnette una
larga fascia di fusti di S.Carlini (chi ha
vissuto il periodo sa cosa sono), alti quanto noi ragazzi
e quindi adatti come pochi per le nostre giocate a indiani
e cow-boys. |
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| Don Carlo viene poi chiamato
in Parrocchia e al Centro Giovanile arriva Don Mario Pagani
(siamo nel 1954) che condurrà loratorio fino
al 1957.
Don Mario, con i suoi collaboratori,
ha unidea diversa, rispetto allimpostazione
data, della funzione delloratorio ma deve adeguarsi
alla linea del Parroco: avrà comunque modo di esprimere
tutte le sue idee e capacità successivamente quando
verrà chiamato in Parrocchia e darà vita alla
Gioventù studentesca. |
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| La costruzione
del Centro Giovanile è realizzata, pur se ridimensionata
rispetto al progetto ideale originario. Guardando appunto
a quel progetto notiamo come mancano il Salone conferenze,
la piscina, il teatro/cinema, il campanile e anche la Chiesa
è stata ridotta a Cappella. Ma
rimane, pur tuttavia, un grande (in tutti i sensi) luogo
di incontro e formazione. |
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| A Don Mario Pagani, nel 1957,
dà il cambio Don Sandro Tanzi che, con una permanenza
di poco più di dieci anni, cavalcherà i famosi,
tribolati e anche esaltanti anni 60. Si perché
i secondi anni 50 e i 60 erano gli anni in cui
tutto il paese (lItalia) viveva una stagione di fermento
in tutti i campi, dalla politica alleconomia eccetera.
Erano gli anni in cui i più fortunati avevano la
possibilità di studiare fino alluniversità
ed altri invece, già a 14 dovevano avviarsi al lavoro
e poi, volendo, studiare di sera, diplomarsi e, magari anche,
laurearsi. Ma loratorio, la parrocchia erano comunque
il punto di incontro, di formazione, di proiezione della
propria vita futura per tanti giovani. |
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| Nel frattempo Mons. Cappelletti
che aveva dato il via al progetto del nuovo oratorio muore
e, a guidare la Parrocchia, arriva Mons. Giuseppe Cantù
che la reggerà per più di 30 anni. Loratorio
aveva recuperato una sua funzione più simile a quella
ipotizzata da Don Mario Pagani rispetto a quella originaria.
Era comunque un ambiente rigorosamente maschile mentre lambiente
femminile rimaneva nei locali della Manifattura di Legnano
ed era seguito dalla suore. Don Sandro per motivare e responsabilizzare
i pre-adolescenti e gli adolescenti aveva dato vita al M.A.O.
(Movimento Anti Ozio) oltre alla già presente Azione
Cattolica e, successivamente, per i più grandi, ad
un gruppo denominato Circolo Giovanile. Un ambiente,
quello delloratorio, assolutamente dinamico sia sul
piano formativo che ricreativo. Da ricordare lorganizzazione
annuale delle Olimpiadi Vitt. Una sorta di mini-olimpiade
di atletica per tutti i ragazzi degli oratori della diocesi
che vedeva lo svolgimento delle finali nientemeno che all
Arena di Milano. |
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| Il Centro Giovanile aveva
la sua squadra di calcio (OSA Sport) che partecipava ai
vari campionati di categoria (dai ragazzini fino ai giovani).
Il percorso formativo annuale suddiviso per gruppi di età
e quel mix di ricreazione/formazione rappresentato dal momento
della vacanza al campeggio. E anche il periodo in
cui si radicano, nella vita delloratorio alcune tradizioni
come per esempio lanimazione della festa dapertura
dellanno oratoriano organizzata e interpretata dagli
stessi ragazzi. Le sfide calcistiche giovani/vecchi. Diventa
addirittura consuetudine negli ultimi anni, fare un pellegrinaggio,
A PIEDI, alla fine dellanno scolastico, al Sacro Monte,
partendo dalloratorio e, quindi camminando tutta la
notte. Poi Don Sandro, dopo 11 anni di oratorio, invece
di andare a fare il Parroco come sembra essere sbocco naturale,
se ne va in Africa, in Zambia, a fare il missionario.
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| Lo sostituisce per un paio
danni Don Antonio Borsani che, comunque, ambisce già
al suo arrivo ad incarico diverso. Gestisce dunque per questo
breve periodo la vita oratoriana fino a quando nel 1970 arriva
Don Giacomo Martinelli che darà un impronta totalmente
diversa rispetto al passato. Don Giacomo, di carattere estremamente
sensibile ma altrettanto forte, dopo qualche tempo di studio
dà vita allesperienza di Comunione e Liberazione
e, successivamente a quella dell Oratorio Famiglia.
E questo un altro periodo, lungo (15 anni) e significativo
nellambito della parrocchia in cui loratorio vive
una stagione di grande vigore. Prende il via anche la scuola
media Massimiliano Kolbe che, fino a pochi mesi fa, ha avuto
sede presso loratorio stesso. Don Giacomo
capace
di trasmettere le sue certezze come pochi e altrettanto incapace
di tenere una lira in tasca al punto che, incontrandolo con
il barbone di turno ti dice:
senti
io ho questi quattro spiccioli in tasca, aggiungi tu dei soldi
da dare a questuomo
Informale e trascinatore,
invitato ad un matrimonio, capace di alzarsi nel mezzo del
pranzo, al ristorante e intonare
E mi la dona
mora!
e far cantare tutti, anche quelli che non
conoscono la canzone. |
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| Nel 1985 gli viene affidata
una parrocchia di Milano e arriva Don Giustino Lanza (vocazione
adulta, precisa lui) che continua, a suo modo, lesperienza
di oratorio che lo ha preceduto. Estroverso, sorridente
e affabile, Don Giustino non ci mette molto a conquistarsi
le simpatie di tanti giovani che lo coadiuvano nella pastorale
giovanile. Loratorio, dunque, continua nella sua costante
e dinamica funzione di formazione e discernimento vocazionale
per tanti giovani. |
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| In questo periodo avviene anche
il cambio del Parroco. Mons. Cantù, dopo aver guidato
la Parrocchia per più di 35 anni, cede infatti lincarico
a Mons. Adriano Caprioli il quale (giudizio dei maliziosi
a posteriori) provenendo da un incarico di carattere
direttivo/culturale (La Gazzada), deve farsi unesperienza
pastorale sul campo, in una parrocchia appunto, prima di proiettarsi
nella dimensione prevista (no-limits, ovviamente), addirittura
lordinazione Vescovile per la diocesi di Reggio Emilia
e Guastalla. |
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| Poco dopo, anche Don Giustino
lascia loratorio e gli subentra Don Mauro Magugliani
che arriva da unesperienza di rettorato in seminario.
E siamo nel 1995. E
qui cè, a mio giudizio (discutibile ovviamente),
unaltra virata di impostazione assimilabile, se vogliamo,
a quella imposta da Don Giacomo nel 1970 (cavoli, 30 anni
fa!). Si è delineata, nel frattempo, limpronta
diocesana del Card. Martini e cè stato un Sinodo
Diocesano. Ma lattenzione al mondo giovanile
da parte della Chiesa, nel suo amore, non è cambiata
e loratorio continua a rimanere quel GRANDE ambiente,
almeno nella tradizione ambrosiana, insostituibile per quanto
concerne la formazione dei nostri ragazzi. Giovanni Paolo
II° ha dato il via alle giornate mondiali della gioventù
cui i ragazzi del nostro oratorio partecipano e ritornano
più caricati che mai e cè la partecipazione
ai momenti annuali di incontro con il Cardinale sia per
i giovani (che alcuni ragazzi del nostro oratorio hanno
pure intervistato) come per i ragazzi che fanno il loro
cammino di iniziazione cristiana. Riprende anche la tradizione
del giornalino delloratorio che ha nome
I CARE che i ragazzi preparano e diffondono
con encomiabile puntualità. |
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| Don Mauro predispone ed organizza,
con lausilio dei Prefetti e del Consiglio delloratorio
un calendario di attività oratoriane, di concerto con
quello parrocchiale, ricco di iniziative e di appuntamenti
che animano sia la vita dellambiente giovanile come
quello più largo parrocchiale. E
solo da ricordare come i momenti annuali liturgici più
forti, Avvento e Quaresima, vedano come protagonisti in
parrocchia i giovani, incontrovertibili testimoni oggi e
adulti del domani. Poco dopo larrivo di Don Mauro,
Mons. Caprioli viene ordinato Vescovo e, da Milano (Baggio)
arriva, come Parroco Don Carlo Galli. |
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| Siamo qui alla fine
di questa galoppata che ha attraversato mezzo secolo
(!) ma quanto altro ci sarebbe da scrivere ancora. Certo lintero
numero de La Basilica non sarebbe sufficiente e poi
la Carla Borsani non lo permetterebbe
Un libro, sì
corredato
anche da tante immagini e testimonianze
che bello! Ma va là
dai, non fare voli di fantasia. Sette
preti in questi primi cinquantanni (con quattro parroci)
e qualche
migliaio di ragazzi. Ma si farebbe un torto agli
stessi preti se non si richiamasse anche limportanza di
tanti laici, giovani o adulti che li hanno coadiuvati nel progetto
di educazione giovanile e che, nello svolgersi della loro vita
sono diventati punti di riferimento nella comunità parrocchiale,
come testimoni cristiani, di una vita fondata su valori veri e
forti, valori da trasmettere ai figli. E naturalmente vero,
come dice la scrittura
IO mi sono fatto trovare anche
da chi non mi stava cercando
, ma chi è passato
dalloratorio, certamente, qualche chance in
più di mettersi in ricerca lha avuta (Dio mi perdoni
).
E però
se è vero che i ragazzi che, con il
catechismo, iniziano il percorso di iniziazione cristiana, con
i Sacramenti della Riconciliazione, della Comunione Eucaristica
e della Confermazione, sono qualche centinaio e che poi dopo la
Confermazione (Sacramento del congedo
) abbandonano il percorso
formativo, è altrettanto vero (come diceva Mons. Galli
in un recente colloquio), che la proposta deve essere chiara e
certa, mentre la risposta ha tempi non altrettanto certi
Loratorio dunque festeggia
i suoi primi cinquantanni e tutti quelli che ne hanno varcato
la soglia sono invitati a passare ancora prossimamente attraverso
il cancellone di ferro di Via Montenevoso (guardatelo questo cancellone,
è lì, testimone silenzioso di tante situazioni,
ha addirittura due barre, sopra il cancelletto, distorte: qualcuno
avrà tentato di forzarle con la testa. Per uscire o per
entrare?) a sostare nel cortile, guardarsi intorno e fare un tuffo
nel passato, riempirsi per qualche istante gli occhi e il cuore
dei passi compiuti ed assaporare per qualche istante la convinzione
di essere ancora dei
ragazzi delloratorio
Perché
no? Magari anche tu ne puoi gioire come
le anatre in un laghetto! |
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